“Ruggine” a Venezia il 1 settembre con la canzone delle Luci

Il film “Ruggine” di Daniele Gaglianone sarà presentato in Concorso alle prossime giornate degli autori alla 68esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il primo settembre e il giorno successivo uscirà nelle sale italiane. Nel cast del film, prodotto da Fandango e Zaroff in collaborazione con Rai Cinema ci sono Filippo Timi, Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea e Valeria Solarino.
Tratto dall’omonimo romanzo di Stefano Massaron, “Ruggine” racconta di una banda di ragazzini, immigrati meridionali nel desolato quartiere gli Alveari alla periferia di una grande città del Nord. Nella terra di nessuno, tra città e campagna, c’è un grande deposito, un mostro di rottami metallici, castello immaginario del gioco e dell’avventura. Quando all’improvviso arriva un altro mostro, in carne ed ossa, tutto cambia: i bambini, da soli, si trovano ad affrontarlo. Trent’anni dopo Sandro, Carmine e Cinzia, i protagonisti, sono ancora marchiati da quell’esperienza incancellabile che ha segnato la fine dell’infanzia.

Le favole, anche se le associamo ai bambini e ad un’età che vogliamo preservare come innocente, raccontano a volte storie terribili e spaventose – ha dichiarato il regista Gaglianone – e come accade spesso nelle fiabe, in questa storia un gruppo di bambini incontra l’orco, l’uomo nero. È la storia di una battaglia contro il male assoluto che divora l’infanzia”.

Ed è stato proprio il regista Daniele Gaglianone a chiedere a Vasco Brondi di scrivere una canzone per il film.

“Ho scritto questa canzone che si chiama Un campo lungo cinematografico. Per il film in uscita (mi pare a settembre) di Daniele Gaglianone che si chiama Ruggine – racconta Vasco Brondi.
Ho conosciuto Daniele a sua insaputa quando ho visto anni fa Nemmeno il destino. Un film bellissimo. Da allora ho sempre seguito quello che faceva. Quando proprio da lui è arrivata questa proposta di scrivere una canzone per il suo prossimo film sono rimasto stupito e contento.
In quattro cinque giorni l’ho scritta e registrata lasciando sempre il film in sottofondo sullo schermo del computer. È una specie di fiaba contemporanea, con le stesse logiche e gli stessi meccanismi di una fiaba ma ambientata nella realtà e senza un finale da fiaba, mi sa. Il film è bello e stranissimo, diviso tra flash back di loro tre da bambini insieme nella periferia di una grande città e di loro tre da adulti sempre nella periferia di una grande città ma divisi. Il filo conduttore è qualcosa che gli succede e che in qualche modo interiore non li lascia più stare.
Ho cercato di fare parlare i tre protagonisti, mi ha aiutato Rachele Bastreghi dei Baustelle per la parte femminile, con dei cori che hanno aperto la canzone lasciandola sanguinare sorridente. La canzone è molto legata a questo film che in qualche modo la sostiene e le da l’altra parte del suo significato.”