Gibilterra

Condividi sui social network

Gibilterra

Cosa fa Gibilterra?
Management? Etichetta? Agenzia? Società di edizioni?
Come ha scritto una volta Vinicio Capossela a proposito del suo inimitabile manager, Renzo Fantini, “era uno che ha sempre cercato di dare una mano”. Può sembrare riduttivo, ma alla fine è una definizione che incarna il nostro spirito. Ci piace lavorare con persone che ci piacciono e che si trovano bene con noi, ci piace l’idea di dare una mano al loro talento, e ci piace l’idea che il loro talento ci aiuti ad aprire ogni volta di più il nostro orizzonte, perché lavorare con degli artisti e saperli ascoltare ti offre una visione privilegiata del mondo, e ti aiuta a capire e a vivere più a fondo la vita. Non è poco.
Questa è Gibilterra. Il resto, quello che facciamo, quello che è successo, che succede e che succederà, lo trovate scritto sulle pagine di questo sito. Noi intanto proviamo a mettercela tutta.
La storia di Gibilterra è iniziata con Luca Fantacone nel 2004 e si è interrotta nel 2006, dopo l’uscita di due dischi belli e inosservati, “Civiltà spettacolo” dei Rino Ceronti e “Sisma” dei Dabol, e il management di un gruppo forte ma dall’esordio sfortunato, i Grandi Animali Marini. La nuova Gibilterra è ricominciata a Livorno nell’estate del 2010, grazie ai Virginiana Miller e ad un’offerta (d’amicizia) che non si poteva rifiutare. C’erano già stati un paio di bicchieri di rosso e delle chiacchiere con Vasco Brondi, allora, e l’ascolto di tutto il talento che fuoriusciva dalle sue nuove canzoni. L’incontro con Francesco Bianconi dei Baustelle a Milano ha chiuso rapidamente il cerchio, perché Cinaski, il poeta, c’era da sempre. Gibilterra poteva ripartire.
Michele era arrivato a Gibilterra giusto in tempo per vederla chiudere, nel 2006. L’estate del 2010 eravamo entrambi in cerca di qualcosa, a Livorno, durante Italia Wave. Eravamo arrivati per fare qualche giorno di mare insieme, siamo ripartiti sapendo in cuor nostro che stava nascendo qualcosa di nuovo e che entrambi ci eravamo in mezzo.
“La musica è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai professionisti”.
Questa frase di Michelle Shocked apre un libro che era con noi a Livorno e, in un attimo, è diventata il nostro motto.
Per ricordarci che è importante rimanere sempre un poco “fuori” dal professionismo, per mantenere la passione, l’inventiva e quel po’ di sano dilettantismo che a volte può essere una marcia in più.